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sabato 10 marzo 2012
bando di concorso -uomini e donne
Destinatari del Concorso
Il Concorso è rivolto a:
- gruppi di studenti o intere classi, coordinati da un docente, delle scuole secondarie di secondo grado di tutto il territorio nazionale
- singoli studenti delle scuole secondarie di secondo grado di tutto il territorio nazionale
per lavori sul tema “Uomo e donna: come è cambiato nel tempo il rapporto tra i generi”.
I concorrenti potranno liberamente scegliere le forme e i mezzi di comunicazione, nonché l’ambito temporale che ritengono più vicino ai loro interessi e dare sinteticamente ragione delle loro scelte.
Finalità del Concorso
Lo scopo del Concorso è quello di educare gli studenti alla conoscenza e all’approfondimento della storia contemporanea attraverso fonti scritte e orali del proprio ambito di riferimento. I partecipanti sono incoraggiati a ricercare materiale non solo lavorando in archivi e biblioteche, ma anche utilizzando quotidiani e incontrando e intervistando persone con un’esperienza attinente al tema del Concorso. Ai concorrenti è richiesto di specificare il metodo di lavoro e le fonti di riferimento utilizzate.
Caratteristiche dei lavori candidati
I lavori potranno essere sviluppati come testi, ipertesti, video e dovranno essere spediti via posta (vedi punto 4) esclusivamente in formato digitale (su CD o DVD). Nel caso in cui non fosse possibile inviare un unico file, è necessario indicare l’ordine di lettura dei file inviati.
I lavori presentati da singoli studenti non dovranno superare le 15.000 battute spazi inclusi se in formato testuale e i 15 minuti di durata se in formato video.
I lavori presentati da gruppi di studenti o da classi non dovranno superare le 40.000 battute spazi inclusi se in formato testuale (allegati esclusi) e i 20 minuti di durata se in formato video.
I progetti realizzati in formato video dovranno avere le seguenti caratteristiche tecniche:
Estensione .flv
Dimensione file max 150 Mb
Formato 4:3
Bitrate 500 Kbps
Procedura di partecipazione
I gruppi di studenti o le classi che intendono partecipare al Concorso dovranno compilare on line sul sito della Fondazione per la Scuola il modulo di candidatura e, una volta sottoscritto dal legale rappresentante dell’istituzione scolastica, dovranno spedirlo per posta alla Fondazione unitamente al lavoro e alla ricevuta di avvenuta iscrizione on line. Il mancato invio di detta documentazione comporterà l’esclusione dal Concorso.
Gli studenti che intendono partecipare al Concorso dovranno compilare on line sul sito della Fondazione per la Scuola il modulo di candidatura e, una volta sottoscritto, dovranno spedirlo per posta alla Fondazione unitamente al lavoro e alla ricevuta di avvenuta iscrizione on line. Il mancato invio di detta documentazione comporterà l’esclusione dal Concorso.
I lavori, i moduli di candidatura e le ricevute di iscrizione on line dovranno pervenire alla Fondazione per la Scuola – Concorso Eustory – Piazza Bernini, 5 – 10138 Torino entro il 31 marzo 2012. Per la scadenza farà fede il timbro postale. I materiali inviati non saranno restituiti.
Esito del Concorso
Entro il 28 maggio 2012 la Giuria valuterà i lavori ed elaborerà una graduatoria di merito con la proclamazione dei vincitori. L’esito del Concorso sarà comunicato attraverso il sito della Fondazione per la Scuola.
Premi
La Fondazione assegnerà un premio da € 10.000 alla scuola d’appartenenza del gruppo di studenti o della classe che si classificheranno al primo posto e due premi da € 5.000 alle scuole di appartenenza dei gruppi di studenti o delle classi che si classificheranno al secondo e terzo posto. Il premio dovrà essere utilizzato necessariamente per l’acquisto di materiale didattico e attrezzature.
La Fondazione assegnerà ai dieci studenti vincitori un premio costituito da prodotti culturali (libri, DVD, CD) per un valore di € 300 ciascuno.
Inoltre, gli studenti dei gruppi o delle classi che avranno vinto il primo, secondo e terzo premio e i venti studenti singoli premiati potranno partecipare alla selezione per prendere parte a una edizione delle Youth Academies organizzate dalla Fondazione Körber in diverse città europee. In queste occasioni, studenti provenienti dai paesi della rete Eustory lavorano insieme per una settimana su un tema di particolare rilevanza storica. Il programma alterna momenti di lavoro in aula e momenti di socializzazione, in cui si effettuano visite ed escursioni. Per poter partecipare è richiesta la conoscenza della lingua inglese e un contributo di 100 euro.
I lavori premiati saranno inoltre pubblicati sul sito della Fondazione per la Scuola.
Diffusione delle informazioni
Il presente bando, il relativo modulo per presentare la candidatura e tutte le eventuali comunicazioni ai partecipanti sono diffusi attraverso il sito della Fondazione (www.fondazionescuola.it). Eventuali richieste di informazioni possono essere trasmesse all’indirizzo di posta elettronica concorsoeustory@fondazionescuola.it, segnalando, qualora opportuno, un recapito telefonico a cui essere contattati.
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• Bando IX edizione
• Locandina concorso
Musica-Madrigale-Petrarchismo e Petrarca
Questa forma musicale in realtà né indica due diverse e fiorite anche in due epoche diverse; e cioè abbiamo il “Madrigale” come forma della “Ars Nova“ nel 1300, quindi nel periodo nel quale si avvertiva la fine del Medio Evo, e nel quale si sviluppavano forme musicali nuove (l’“Ars Nova”, appunto), che possedevano un carattere non sacro, ma laico, cosiddetto “profano“; l’“Ars Nova” si sviluppava in Francia e possedeva un repertorio polifonico assai vario; tramite gli stretti rapporti Franco–Italiani che esistevano per il fatto che la Sede del Papato era in Avignone, giunse facilmente nel Nord-Italia. L’“Ars Nova” italiana non era religiosa, come quella francese, ma praticava il “Madrigale laico”, a due o a tre voci, e anche la “Ballata”. Diciamo, allora che il “Madrigale del’300”, è la prima forma di musica non sacra, non religiosa italiana, eseguito nelle case private e ascoltato e praticato dai giovani all’aria aperta o appunto nelle case signorili, alla presenza di un gruppo di amici. Gli argomenti erano quelli dell’amore cortese, rivolto quindi all’intrattenimento di una ristretta cerchia di persone, ma vi erano anche temi di carattere bucolico; era costituito sul modello metrico della ballata o anche dello strambotto: la musica era per due voci o la melodia delle strofe era differente dal ritornello. L’origine della parola “Madrigale” potrebbe essere “Matricalis” cioè “nella lingua materna” e quindi voleva dire che era scritto in una lingua “volgare” e non religiosa; altri invece fanno risalire il termine a “Mandrialis” perché in molti componimenti prevale l’aspetto Pastorale-amoroso, (mentre in altri esclusivamente quello erotico). La forma metrica del Madrigale del 300 era fatta di due terzine settenari (oppure di endecasillabi), che venivano chiusi da un verso che costituiva il ritornello, ripetuto da una terzina e l’altra; uno schema Bipartito AB, sostanzialmente, con diverse stanze fatto di terzine e ritornello. Tutti i Madrigali erano a due voci o anche a tre voci, e, seguendo la tradizione medioevale, una voce era melodicamente preminente, (Superior) movendosi con maggiore libertà di ornamenti melodici, mentre la voce inferiore era solo di appoggio, di complemento (inferior). Grandi compositori di Madrigali nel 300 furono Francesco Landini di Firenze, cieco dalla nascita, e Iacopo da Bologna. Il Madrigale poi decadde, soppiantato da un prodotto più nazionale quale fu la “Trottola” forma più semplice e a quattro voci, con strumenti di accompagnamento quali il Liuto rinascimentale. Nel 1500 rinasce il Madrigale e abbiamo la seconda forma di cui dicevamo all’inizio del nostro discorso; rinasce con la stessa aulicità di quello del trecento, a livello di testi e di musica, ma i caratteri sono nettamente diversi; il Madrigale del 1500 è metricamente libero, formato da una sola Stanza, di sei o dodici versi ci sono quattro voci non è più un componimento a strofe, (è, appunto, astrofico ) e vi prevale il verso endecasillabo e più raramente il settenario o il quinario, con una aderenza maggiore della musica al significato della parola. Nel 1550, da quattro voci, il madrigale passa a cinque voci cade la voce superiore. Quindi nel periodo del ‘500-‘600 prevale il madrigale anche grazie alla diffusione del Petrarchismo (fenomeno internazionale di imitazione della poetica di Francesco Petrarca), nasce anche il termine “madrigalismo” ovvero quando un testo musicale è strettamente aderente al testo poetico, non solo dal punto di vista musicale, ma anche da quello grafico (può essere definita infatti una musica visiva); ovvero, non è solo la musica che esprime emotivamente i contenuti del testo, ma è lo stesso andamento delle note che richiama alcuni concetti. La varietà metrica del testo inoltre stimola il musicista a nuove soluzioni musicali, verificando le capacità espressive; ha quindi capacità illustrativa. È presente quindi un netto distacco con il madrigale del '300. Per Petrarca la musica era molto importante, egli stesso inviava ad amici "cantori" non solo i testi concepiti nelle forme "per musica" (madrigale e ballata), ma anche quelli dei suoi sonetti, perchè venissero "vestiti", cioè musicati, o meglio eseguiti accompagnandoli ad una melodia. Oltre a coltivare la musica, Petrarca ne considera anche aspetti teorici quali il ruolo e gli effetti. Infatti in una delle lettere familiari (libro XIII, 8) scrive: "Canti, suoni, armonia di corde e liuti, ond'io già provai tanta dolcezza, che s’è parea rapirmi fuor di me stesso, qui (in Valchiusa) non avvien che si sentano". Anche in Rime, Prose, Epistole celebra gli effetti potenti e vari della musica sull'anima: gioia, sollievo dalle cure, elevazione, ma anche vana allegrezza e scarsa devozione. Dunque Petrarca nella sua vita coltivò un costante rapporto con la musica e vi si avvicinò con un diverso tipo di approccio rispetto a Dante Alighieri, una differenza questa che rispecchia il mutare dei tempi, il passaggio cioè dal Medioevo all'Umanesimo. Rispetto a Dante la considerazione della musica in Petrarca perde, infatti, ogni connotazione "metafisica" e ogni caratteristica di armonia universale. La musica che interessa a Petrarca sta già subendo quel processo di laicizzazione ed umanizzazione che coinvolge tutta la cultura dell'epoca nel passaggio dal mondo teocentrico medievale a quello umanistico, antropocentrico. Se la musica si vede "negato" l'universo, essa viene però maggiormente a contatto con l'intimo, con l'"io.
giovedì 8 marzo 2012
recensione "un cuore arido"
recensione "addio alle armi"
lettura del mese
3 C Liceo Scientifico B. Cairoli
Recensione sul libro “Nati due volte” di Giuseppe Pontiggia
Un libro contemporaneo ai nostri tempi, Giuseppe Pontiggia ci racconta la sua esperienza di aver cresciuto un figlio con degli handicap attraverso il protagonista del libro, il professore, di Storia dell’Arte, Frigerio. La storia incomincia con un episodio, a suo dire quotidiano, in cui capiamo per la prima volta di essere a confronto con un padre abituato ormai agli imprevisti che possono capitare nei luoghi pubblici e agli sguardi di compassione, e un figlio con degli effettivi e tangibili problemi. Poi si torna indietro nel tempo, con un flashback e da qui si incomincia piano piano a comprendere tutte le sofferenze di tutti gli anni passati. “Io che avanzo nella cappella della clinica, in un brulichio di luci colorate, sono io che mi sto inginocchiando su una panca di legno lucida, sembra una chiesa artificiale, mi sento un attore che rilutta a recitare una parte, perché si trova li?, non è la sua parte. Invece è la tua, è finito il tempo della commedia, ora è cominciata la tragedia. Hai già vissuto momenti simili a questo, è come se rispondessi a un appello, l’hai sempre detto, fare fronte, stai barattando con Dio, non la vedrai per un mese, no, è troppo, tre settimane, chiudi gli occhi, se tutto sta andando cosi è anche per colpa tua, non solo della medicina ufficiale, dov’eri quando te ne parlavano e tu eri assente? Non vederla più, no, non ti è richiesto, saresti infelice, sarebbe peggio per tutti. Senti una voce dentro di te, priva di suoni, che ti risponde sì, è come se qualcuno annuisse, non lo meriti, ma l’hai ottenuto, ti fai il segno della croce, mormori grazie.” Questo è il momento seguente la tragedia del parto. La moglie e la suocera del professore si oppongono al parto cesareo con tutte le loro forze a tal punto da portare a termine un parto naturale con conseguenze tragiche. Il bambino appena nato sarà affetto da deformità del cranio e disturbi dell’aspetto fisico e difficoltà nel linguaggio. Dopo all’attribuzione delle colpe tra moglie e marito si passa all’incessante speranza di trovare un po’ di normalità in un figlio non considerato come tale. “Che cosa è normale? Niente. Chi è normale? Nessuno. Quando si è feriti dalla diversità, la prima reazione non è di accettarla, ma di negarla. E lo si fa cominciando a negare la normalità. La normalità non esiste. Il lessico che la riguarda diventa a un tratto reticente, ammiccante, vagamente sarcastico. Si usano, nel linguaggio orale, i segni di quello scritto: “I normali, tra virgolette”. Oppure: “I cosiddetti normali””. In questo modo entrambi i genitori, seguendo lezioni ai centri specializzati, ascoltando mille e mille pareri di medici finti esperti, adottano un metodo, forse il più efficace nel momento in cui capiscono che non c’è una via del ritorno alla normalità. “Ha perso il sapere del corpo e deve ricostruirlo con la mente. Un lavoro di milioni di anni in un decennio: simulando la naturalezza, imitando la tempestività, fingendo la immediatezza. La seconda nascita in un mondo per il quale anche noi stiamo diventando disabili.” E proprio in questo modo, il professore si esercita ad allenare l’intelligenza del figlio pur essendo ostacolato da difficoltà oggettive. L’autore ci racconta episodi, aneddoti di vita, esperienze familiari alla fine elabora un concetto-chiave fondamentale per la lettura di questo libro: “Questi bambini nascono due volte. Devono imparare a muoversi in un mondo che la prima nascita ha reso più difficile. La seconda dipende da voi, da quello che saprete dare. Sono nati due volte e il loro percorso sarà più tormentato. Ma alla fine anche per voi sarà una rinascita”. E cosi Pontiggia-Frigerio trae le sue conclusioni e le sue riflessioni personali sulla sua esperienza. “Non voglio arrendermi. È la mia debolezza. Nella vita, quando non c’è alternativa, ci si arrende. Molti non aspettano altro. Vivono per arrendersi. Ecco, mi sta riuscendo il gioco. Ingigantisco i difetti degli altri per rimpicciolire i miei. Perché non voglio arrendermi? È per me? No, rispondo ad alta voce, è per lui. Lui mi guarda stupito, vedendomi parlare da solo. No, penso, è per me. Lui in questo momento ha paura e deve esserci una ragione. Anche io dovrei avere ragione. Sono il suo nemico. E anche il mio.” Ne fa, dunque diventare una sfida per sé stesso, per le sue capacità di essere un umano normale, come suo figlio, e forse con la capacità di avere una sopportazione del dolore che grazie all’amore riesce a superare. Inoltre ha una discussione molto accesa con un collega della sua stessa scuola che non comprende i problemi di un’ alunna e cosi per la prima volta di confronta con delle persone che ignorano i problemi reali della vita di un handicappato e di ciò che lo circorda.“La sua visione della Storia lo induceva a immaginare l’uomo nuovo come uno di quei mostri extraterrestri che hanno il cranio enorme e le gambe filiformi. La testa doveva infatti accumulare l’esperienza dei millenni, mentre il corpo replicava la fragilità del bambino. Scoprire invece che ricominciavano daccapo gli aveva fatto vedere nella luce del tramonto quel mondo che gli altri vedevano nella luce dell’alba.” Questo libro mi è piaciuto molto. Non saprei trovare momenti in cui la lettura era noiosa oppure monotona. Mi ha appassionato, mi ha reso partecipe alla storia, mi ha avvicinato al mondo delle sofferenze di un padre con un figlio menomato. Sono soddisfatta quando un libro che dovrei leggere per obbligo diventa un libro per il piacere di leggerlo. Sul tipo di scrittura non ho niente da dire, è scorrevole, fa emozionare, le frasi sono d’effetto e colpiscono. È un libro che fa pensare e ti lascia qualcosa appena finisci di leggere le ultime parole dell’ ultimo capitolo.
lettura del mese
3 C Liceo Scientifico B. Cairoli
Recensione sul libro “Un cuore arido” di Carlo Cassola
““Allora era diverso. Allora avevo l’avvenire davanti…” L’avvenire. Che parola grossa. E qual è, poi, l’avvenire di una ragazza? L’amore; solo amore. Lei non era come la sorella, che parlava sempre di queste cose: pure, era l’amore che faceva capolino in fondo a tutti i suoi pensieri… “Bisognerebbe non conoscerlo mai, l’amore. Continuare a sperarci… ma che non venisse mai””. Siamo negli anni ‘60 e l’autore Cassola ci descrive una storia che dovrebbe stare nella normalità di quel periodo. La storia narra di una ragazza, Anna che non hai provato dei sentimenti per gli uomini, fino a quando, sua sorella, Bice si fidanza con un soldato, Mario. In pratica Anna diventa l’amante di Mario, all’insaputa di Bice. Mario si innamora di Anna anche se non interrompe la relazione con Bice. Però Mario deve partire per l’America e cosi le due sorelle sono desolate e per un lungo periodo non escono di casa e sembrano aver perso la voglia di fare le azioni quotidiane. Anna, intanto ha delle brevi relazioni con due ragazzi di Marina e dintorni. La sorella si fidanza nuovamente con Enrico, che ha sempre provato un forte sentimento amoroso nei confronti di Anna, e convolano a nozze. “E non invidiava nessuno: tanto meno Bice con quel suo matrimonio fondato solo sul calcolo, sulla necessità di sistemarsi. “Io non ho bisogno di sistemarmi, - pensava Anna. – Posso continuare a vivere come vivo”. […] Niente, niente avrebbe potuto sconvolgere la sua vita… perché la vita, l’essenza vera della vita, era qualcosa d’intangibile. “” Infine Anna riceve dopo molto tempo una lettera dall’America dal suo amato Mario. Mario in questa lettera le chiede di sposarla anche se tra loro ci sono molti km di distanza ma Anna rifiuta poiché si sente in colpa di averlo “tradito” avendo avuto delle altre relazioni. Cosi, Anna rimarrà per il resto delle sua vita sola ma con il cuore sempre occupato dall’amore di Mario. ““Io sono come i gatti, - pensò alla fine; - mi affeziono più ai luoghi che alle persone”. Perché se una persona amata la lasciava, lei ne soffriva, certo, ma poi la ferita si rimarginava; mentre se l’avessero strappata di lì, dai luoghi che amava, allora sarebbe morta di dolore. Ma dunque, nemmeno Mario aveva contato nulla nella sua vita? Certo, lo aveva amato, aveva gioito e sofferto per causa sua; ma i luoghi, alla fine, avevano avuto la meglio, assorbendo il ricordo di Mario come già tutti gli altri, fin dai tempi remoti della sua infanzia.” In questo libro, l’autore sottolinea l’aspetto topografico dei luoghi narrati e cerca di darne più importanza ai e a ciò che raccontano, piuttosto che alle persone che si confondono tra molte a differenza dei luoghi che sono significativi. La protagonista, a mio parere, non si lascia trasportare dai sentimenti e dalle vicissitudini non perché è incapace di provare emozioni oppure ha paura di affrontarle ma perché ha timore della sua reputazione sulla base di chiacchiericci di paese che impediscono la piena libertà di agire come si vorrebbe. Io penso che questo sia un tema molto attuale e che mi sta particolarmente a cuore. Molto spesso, ogni giorno ci facciamo influenzare da persone che non sanno assolutamente niente di noi (che credeno , invece, di sapere molte cose sul nostro conto) e questo alla fine va sempre a nostro discapito. Come nel caso di Anna che per mettere a tacere le voci che sono girate tra il paese, non vive a pieno le sue esperienze amorose e finisce con il privarsi di un compagno di vita. Personalmente questo libro non mi è affatto piaciuto perché ho trovato il tipo di scrittura non molto scorrevole e poco armonioso. La storia non ha catturato la mia attenzione evidentemente per la poco partecipazione anche da parte del narratore di raccontare gli avvenimenti. Le descrizioni dei personaggi non mi hanno colpito, le ho trovate anonime e senza delle caratteristiche particolari mentre le descrizioni dei paesaggi toscani mi hanno entusiasmato e mi hanno fatto capire realmente dove avrei potuto trovarmi in quel momento della narrazione, mi hanno reso partecipe alla storia. In generale, non ho un commento positivo sul libro sia per il tipo di scrittura e sia per la trama della storia.
lettura del mese
3 C Liceo Scientifico B. Cairoli
Recensione sul libro “ La solitudine dei numeri primi” di Paolo Giordano
“I numeri primi sono divisibili soltanto per 1 e per se stessi. Se ne stanno al loro posto nell'infinita serie dei numeri naturali, schiacciati come tutti fra due, ma un passo in là rispetto agli altri. Sono numeri sospettosi e solitari e per questo Mattia li trovava meravigliosi. Certe volte pensava che in quella sequenza ci fossero finiti per sbaglio, che vi fossero rimasti intrappolati come perline infilate in una collana. Altre volte, invece, sospettava che anche a loro sarebbe piaciuto essere come gli tutti, solo dei numeri qualunque, ma che per qualche motivo non ne fossero capaci.” In questo romanzo abbiamo a che fare con due complessi e particolari protagonisti. I due protagonisti sono stati segnati da aventi nella loro infanzia a questo li porterà ad avere un rapporto problematico in tutta la loro vita. Lei, Alice Della Rocca, ragazza diventata anoressica per assomigliare sempre di più alle compagne di classe quando era un’adolescente e per rendere il suo corpo, la sua presenza, quasi invisibile al resto del mondo. Lui, Mattia Balossino, mente straordinaria fin da piccolo e escluso dai coetanei perché aveva una sorella gemella che aveva i sintomi dell’autismo, cosi pur di andare a una festa dei suoi compagni di classe, lascia la sorella in un parco con la promessa che sarebbe andata a riprenderla. Finita la festa, ritorna al parco ma Michela non c’era più. Un giorno, Viola, una compagna di classe, sprona Alice a conoscere Mattia, un ragazzo solitario e che ha attitudini di autolesionismo. Alice ha un rapporto problematico con il suo corpo fin da bambina quando cadde dagli sci e diventò zoppa per tutto il resto della vita. Si conoscono alla festa di Viola, e stringono un’amicizia particolare. Ciascuno dei due compie una vita parallela all’altro ed entrambi coronano le proprie passioni. Mattia finito il liceo si iscrive all’Università di Matematica e Alice sviluppa la passione per la fotografia. La vita di Alice è caratterizzata dal rapporto freddo con il padre che piano piano si ridurrà sempre meno dalla scomparsa della madre della protagonista. Il medico che segue la madre di Alice diventerà poi successivamente suo marito. I rapporti fra di loro si sgretolano e cosi divorziano. Mattia, nel frattempo, consegue la laurea a gli viene offerta una prestigiosa cattedra in una Università del Nord Europa. In questo periodo difficile nella vita dei due protagonisti, Mattia decide di raccontare tutto il dolore che si porta dentro da quando è scomparsa Michela ad Alice; in questa occasione per la prima volta i due si scambiano un bacio.”Poi, senza che Alice avesse il tempo di chiederglielo, le raccontò tutto. Rovesciò tutta la storia, come un argine in frantumi. Il verme, la festa, i Lego, il fiume, i pezzi di vetro, la stanza d’ospedale, il giudice Berardino, l’appello in televisione, lo strizzacervelli, tutto quanto, come non aveva mai fatto con nessuno. Parlò senza guardarla, senza emozionarsi. Con la mano destra tastò sotto il sedile, ma vi trovò solo forme arrotondate. Si era calmato. Si sentiva di nuovo lontano, estraneo al proprio corpo.” A causa di un litigio, forse per i sentimenti confusi che provano entrambi, Mattia accetta il lavoro e si trasferisce. Alice cerca di ricomporre i pezzi del rapporto con Fabio ma pur avendo sempre in mente Mattia, cosi si dirige verso l’ospedale per chiarire e proprio in quella circostanza nota una ragazza che assomiglia in modo straordinario a Mattia. Torna a casa, confusa e chiama Mattia. Mattia torna in Italia anche se non capisce bene il motivo che gli aveva detto Alice; Alice non trova il coraggio per dirgli ciò che ha visto. Passano cosi un pomeriggio insieme e tutte e due capiscono di essere innamorati. Capiscono di essere innamorati ma Mattia riparte e tra di loro ci sarà sempre un muro di solitudine che li dividerà…
Questo romanzo mi è piaciuto perché l’ho trovato molto profondo e non banale, anche se non ho apprezzato fino in fondo il modo in cui si conclude perché mi appare quasi ‘incompleto’. Anche se il finale è coerente con tutta la storia, e cioè che i due ragazzi avranno sempre qualcosa che li ridurrà ad atteggiamenti di solitudine e tristezza. I matematici come Mattia definirebbero i due protagonisti numeri primi gemelli, cioè vicini ma non abbastanza per toccarsi davvero. Il tipo di scrittura non mi ha dato particolare emozioni. L’ho trovato scorrevole, chiaro e semplice da leggere.