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mercoledì 14 marzo 2012

Arianna rossi: Le novelle di Boccaccio


SER CIAPPELLETTO

Il ricchissimo cavaliere e mercante Musciatto Franzesi deve riscuotere dei denari dati in prestito a gente della Borgogna, ma ben sapendo della loro indole malvagia e sleale è alla ricerca di un uomo tanto crudele da poterli equiparare, il suo prescelto è ser Ciappelletto, un uomo senza ideali civili o religiosi e spregiudicato . Ser Ciappelletto non avendo nulla da perdere, ma tutto da guadagnarci decide di accettare l’incarico e viene ospitato da due fratelli fiorentini, devoti a Musciatto che vivono in Borgogna, dove la sua reputazione non è ancora nota e dove conduce una vita apparentemente benevola, in quella stessa casa però ser Ciappelletto si ammala gravemente. Dopo un primo tentativo di cura dei due fratelli, essi si accorgono come il Ser stia diventando un intralcio e cercano un modo per liberarsene senza che la gente pensi male, queste intenzioni vengono intese da Ciappelletto che decide di mentire a Dio per un’ultima volta e chiede ai fiorentini come ultimo desiderio di essere confessato. Il prete disposto a confessarlo è un sant’uomo alla quale il ser mente spudoratamente raccontando esattamente l’opposto della realtà, mentendo su ogni cosa e rinnegando vizi quali alcool, cibo, donne, gioco e menzogna, elementi alla basedella sua vita. Alla morte di ser Ciappelletto il frate rimane estremamente colpito dalla sua vita e lo proclama come un esempio da seguire e come santo.


ANDREUCCIO DA PERUGIA

Un ingenuo mercante di cavalli, di nome Andreuccio, compie un viaggio a Napoli alla ricerca di animali di buona razza. L’ingenuità del giovane mercante, viene messa in evidenza fin dalla prima mattina, il ragazzo gira infatti per il mercato con tutti i denari portati a Napoli e il fatto non passa inosservato ad una ragazza altrettanto giovane e bellissima, caso vuole che questa ragazza sia l’accompagnatrice della vecchia nutrice di Andreuccio e alla fine della giornata essa vuole sapere tutto di lui. Armata di tutte le informazioni necessarie la ragazza siciliana manda a chiamare da una sua cameriera il giovane, che ricordatosi della sua bellezza, non ha alcun dubbio e accetta l’invito a casa. Nel frattempo la giovane ha organizzato una bella truffa, ella si fa credere infatti la sorella di Andreuccio e gli racconta la storia della sua famiglia fino ad ora inoltrata ella lo invita così a dormire approfittando della notte per fregarlo. Non è necessario che sopraggiunga la notte, in quanto il giovane prima di dormire va in bagno e cade nel chiassetto. Una volta risalito bussa inutilmente alle porte della casa della ‘’sorella’’, ma l’unica cosa che ottiene è l’incontro con due uomini passanti per quella strada che una volta ascoltata la storia, decidono di aiutarlo, a condizione che prima si ripulisse in un pozzo, l’indole malvagia dei due uomini si riconosce già in questo momento, essi infatti lo lasciano nel pozzo alla vista di un poliziotto,
scappando. Una volta risalito dal pozzo, Andreuccio vaga per le strade di napoli fino a rincontrare i due uomini che lo coinvolgono in un losco affare, vogliono infatti derubare il Monsignore Filippo Minatolo appena sepolto con i suoi averi in particolare con un anello di valore. Andreuccio una volta calatosi nella tomba per ripicca, fa credere ai due che non ci sia
nessun anello e i due arrabbiati chiudono la tomba lasciandolo dentro. La sorte ‘’aiuta” Andreuccio infatti essi non erano gli unici ladri di reliquie di quella sera. Andreuccio può così scappare dalla tomba e pagare il conto dell’albergo, ritornando a Perugia.


IL RE E LO STALLIERE

Il re dei longobardi Agilulf, uomo astuto e di bell’aspetto, era maritato con la bella Teudelinga una donna molto sfortunata in amore. Ad essersi accorto della sua bellezza non vi era soltanto il re, vi era infatti anche uno stalliere innamorato segretamente di lei, egli era molto devoto al re e alla regina e per questo motivo non rivela il suo amore. Il desiderio amoroso diventa però troppo forte tanto che lo stalliere vorrebbe la morte, non una morte qualunque, egli vuole infatti morire dimostrando il suo amore e per questo, studiando le abitudini del re, decide di intrufolarsi nella camera della amata ed unirsi carnalmente con lei; quando il marito rientra nella stanza della moglie capisce di essere stato ingannato, trova infatti la moglie sorpresa del suo rientro e gli domanda spiegazioni. Il re dall’alto ingegno capisce che arrabbiarsi con la moglie non è la soluzione corretta e decide di cercare il colpevole senza scalpore, si introduce quindi nelle camere della servitù con la convinzione che un uomo dopo aver sostenuto un impegno così grande non si possa essere già addormentato, trova infatti l’uomo dalle pulsazioni elevate e lo marchia, tagliandoli una ciocca di capelli. Accortosi del marchio lo stalliere decide di tagliare la ciocca di capelli a tutti i suoi compari. Al controllo del mattino seguente, il re si trova una gran sorpresa e per non danneggiare niente o nessuno, può solo riconoscere l’ingegno dello servo.


GRISELDA

Il ricco marchese Sanluzzo che vive saggiamente da solo è continuamente invitato dai suoi amici a prendere moglie e dopo esser stato supplicato, il marchese decide di accettare a condizione che sia lui a scegliere la sua futura moglie e adocchiata una campagnola, decide di prenderla in moglie. Le nozze vengono celebrate in maniera regale e il marchese con i suoi amici si rendono presto conto di quanto la donna sia bella e paziente, tanto che la sua pazienza viene messa continuamente alla prova dalle frecciate del marito. La crudeltà del marito aumenta sempre di più, ma la donna non cede alle lacrime neanche quandole sono portati via i suoi due bellissimi figli, che vengono segretamente mandati dal marchese a Bologna per essere allevati. L’ultima trappola e la più dura architettata dal marchese sfrutta la povertà della donna, il marito dice
infatti di vergognarsene terribilmente e per questo vuole ufficialmente il divorzio e la povera donna viene mandata a casa con indosso solo una camicia. Ma la sorte non la lascia in pace nemmeno nella rustica casa del padre, la donna viene infatti impiegata dal marito per un’ultima volta, con l’incarico di riordinare la casa prima delle nozze. Terminati i preparativi la donna si congratula con la sposina della sua bellezza e questo strazio è la fine della tortura della donna, infatti il marito confessa tutto alla campagnola , dicendo addirittura che la sposina e suo fratello sono i suoi figli e con un pianto di gioia generale termina la novella.


NOSTAGIO DEGLI ONESTI

Un nobile di Ravenna, Nostagio degli Onesti, in seguito alla morte dello zio e del padre si ritrova ereditiere di grandissime ricchezze; Nostagio si innamora però di una ragazza, nobil donna della famiglia dei Traversa, della quale cerca di attirare l’attenzione spendendo i suoi soldi in ogni tipo di onore, ma l’unica cosa che ottiene è la crudeltà della ragazza. Nostagio, aiutato dagli amici, capisce che sta sperperando inutilmente le sue ricchezze e dopo aver provato anche il suicidio, si trasferisce a Classe. In questa città si troverà in una situazione ambigua: in una pineta vede una ragazza nuda, in lacrime, inseguita da un cavaliere e dal suo cane feroce, non potendo assistere al supplizio egli interviene e il cavaliere racconta della sua vita e delle torture subite dalla ragazza in amore, dicendo che a provvedere alla sua giustizia vi era la provvidenza e che questa scena si sarebbe ripetuta per l’eternità. Nostagio organizza allora un banchetto dove invita parenti, amici e l’amata, al passaggio del cavaliere anch’essi vollero fermare il supplizio della ragazza e si ripeté il racconto. La ragazza allora, terrorizzata dalla storia decise di sposare Nostagio.


FEDERIGO DEGLI ALBERIGHI

Un discendente dell’antichissima famiglia fiorentina degli Alberghi si innamora perdutamente di una donna dalla quale non riceve altro che rifiuti, per attirare la sua attenzione Federigo sperpererà tutti i suoi beni, tanto da rimanere con un solo falcone con cui si trasferisce in campagna. L’amata di Federigo, rimasta da poco vedova, si trasferisce anch’essa in campagna, vicino a Federigo, per passare l’estate con il suo amato figlio; Il bambino inizia a passare sempre più tempo con Federigo e il suo falcone, quest’ultimo è oggetto di desiderio del bambino che lo vuole a tal punto da ammalarsi gravemente. La madre è disperata in quanto le sue ricchezze e il
figlio, sono le uniche cose che le rimangono, decide allora di provare ad accontentare il desiderio del figlio; Si dirige tristemente da Federigo, in quanto sa che egli è in quella casa e in quella situazione economica solo per causa sua e che il bel falcone è l’unica cosa che gli rimane, per cenare. Federigo si trova allora in tremendo imbarazzo per non aver nulla da offrire a cena, Decide quindi di uccidere il suo bellissimo falcone e di darglielo a cena, quando però la donna rivelerà lo scopo della sua visita, Federigo scoppierà in lacrime e le racconterà la storia. La donna è allora costretta a tornare a mani vuote e il figlio morirà di dispiacere, ma in riconoscenza delle
nobilissime gesta di Federigo, deciderà di passare il resto dei suoi anni con lui.



GUIDO CAVALCANTI

Un usanza tipica di Firenze era il radunarsi di aristocratici e cavalieri in gruppi chiamati per tradizione brigate, in uno di questi gruppi vi era l’intellettuale Betto Brunelleschi, amico del poeta Guido Cavalcanti di cui voleva l’ingresso nella brigate per aumentarne il prestigio. Durante una passeggiata per il Corso degli Adimari, Cavalcanti intrinseco nei suoi pensieri fra le sepolture viene disturbato dalla brigata di Betto che gli chiede (la brigata) scherzosamente cosa avrebbe fatto dopo la scoperta dell’inesistenza del suo Dio alla qual domanda egli rispose che tutte le affermazioni potevano essere fatte nella proprio casa e dopo averli spiazzati, se ne andò con un salto; alche loro rimasero stupiti e presto lo presero in giro, ma fu Betto a spigare la risposta alla brigata, dicendo che peggio Cavalcanti non li poteva ferire, erano stati considerati infatti peggio dei morti per la loro mancanza di intelletto.

ELISABETTA DA MESSINA

Elisabetta è vittima dell’amore impossibile, ella è infatti innamorata di un giovane aiutante dei due ricchi fratelli mercanti, in primo luogo dell’amore si accorge solo Lorenzo (l’aiutante) che lo ricambia e nasce così una storia segreta tra i due, ma il segreto non può durare a lungo e i fratelli si accorgono così della storia. Ovviamente non sono d’accordo data la condizione del giovine e cercano un modo per liberarsene senza destare alcun sospetto.. La soluzione migliore trovata è di uccidere il giovane conducendolo a Messina dove erano soliti commerciare. Elisabetta a lungo chiede di Lorenzo, ma nessuna risposta riceve e non potendo confessare le ragioni della sua ansia, si tiene il dolore internamente. Elisabetta soffre per molto tempo e prega continuamente per il ritorno dell’amato, finchè egli non gli appare in sogno dicendole dell’uccisione e dove fosse sepolto il cadavere; Elisabetta si dirige allora a messuna per verificare la verità delle informazioni, così fu, scavata una buca trova infatti il corpo amata e lungamente piange, finchè decide di tagliarne la testa per poterla conservare. La testa viene riposta in un vaso sulla quale la donna piange continuamente ammalandosi, i fratelli decidono allora di toglierle il vaso facendola morire di dolore.

CALANDRINO PREGNO

Calandrin, pittore dalle dubbie doti, eredita da una zia una somma di denaro della quale egli va orgoglioso, vuole con essa comprare un podere e ne discute, senza rendersi forse conto della sua cospicuità, con tutta Firenze; I suoi amici Bruno e Buffalmacco però non riescono a ricavare neanche una cena dalla somma e decidono quindi di vendicarsi. Era giunto anche un terzo amico di nome Nello e i tre si accordano per beffare Calandrino, vanno infatti chiedendogli, uno dopo l’altro, del perché del suo aspetto malandato, tanto da farlo insospettire e convincere di essere malato. Calandrino chiede così la consulenza del dottor Simone, il quale in accordo con i tre, fa credere a Calandrino di essere in attesa di un bambino. Egli è disperato e accusa la moglie della sua gravidanza, si dice quidni disposto a tutto pur di guarire e promette la sua somma la sua eredità appena avuta, in cambio di una cura. La cura è miracolosa e lo fa guarire incredibilmente dato che non partorirà nessun bambino, i quattro guadagnano così la somma e l’unica a perderci è la moglie.

PERONELLA

Un pover’uomo di Napoli prende in moglie la bella e giovane Perolnella, lei filatrice e lui muratore, conducono una vita di stenti. Della bella Peronella si innamora però un giovane bellimbusto di nome Giannello , tra i due nasce una storia d’amore e si incontrano ogni mattina appena il marito esce per andare a lavoro; un giorno però, dopo la quotidiana visita di Giannello, il martito rientra a casa e la moglie pensa in fretta alla soluzione migliore, decide quindi di chiudere l’amante in un doglio e va a parlare con il marito. La donna discute allora con il marito sulla sua nullafacenza e il marito per difendersi dice che sta per condurre un affare vendendo il doglio, ma riceve una piacevole sorpresa, la moglie ha già venduto il doglio ad un prezzo migliore del suo e l’offerente è già dentro ad esaminarlo. Il marito entra allora in casa per incontrare l’offerente, che comunica che è troppo sporco per essere comprato; mentre il marito pulisce il doglio, l’amante può finalmente avverare il suo desiderio amoroso con la donna e terminare entrambi gli affari.


martedì 13 marzo 2012

Recensione "la solitudine dei numeri primi"

Recensione “la solitudine dei numeri primi” di Paolo Giordano

Questo libro parla della storia di due ragazzi che hanno avuto entrambi un’infanzia difficile e le ripercussioni le hanno sul futuro. Il libro inizia a parlare della vicenda di Alice una bambina di ottima famiglia che è obbligata dal padre a frequentare, durante le  vacanze invernali, le lezioni di scii. Durante una delle lezioni la bambina cade e si rompe una gamba che la porterà ad essere zoppa. Mattia, invece, appartiene alla classe media, ed è molto intelligente rispetto agli altri bambini ma ha una sorella ritardata che lo fa sentire escluso dagli amici e che sente come una palla al piede: un giorno, la abbandona nel parco pubblico per andare alla prima festa in cui è stato invitato, ma al suo ritorno la sorella non ci sarà più, e la scomparsa sarà un peso che dovrà portarsi dietro per tutta la vita. Questi episodi li farranno comunque sentire diversi per sempre. Questi avvenimenti segnano profondamente la vita dei due ragazzi. Il racconto si sposta nel periodo della loro adolescenza: Alice soffre  di anoressia  ed è snobbata dai ragazzi perché è zoppaAlice attira l'attenzione di Viola la sua  compagna di classe molto popolare, che le permette di uscire con lei Grazie a Viola, Alice conosce Mattia. A questo ragazzo non interessa la vita sociale ma ha il vizio dell’autolesionismo. I ragazzi allora cominciano a frequentarsi anche dopo che il liceo è finito ma ognuno fa procedere la propria vita difatti mattia svilupperà interesse per la matematica, verrà chiamato da un università estera per diventare professore, alice per la fotografia difatti farà la fotografa per i matrimoni. Durante questo priodo la madre si alice si ammala e muore, durante questa malattia conosce Fabio il dottore della madre e si sposeranno, il problema di questa relazione è che alice essendo anoressica da mjolto tempo non può più avere figli e quindi divorziano e lei cade in depressione. Nel frattempo mattia conosce a casa di un amico Nadia con la quale passerà la notte insieme. Alice decide di chiamare Mattia perché dice di aver visto la sorella scomparsa che poi sarà solo una suggestione della ragazza ma questo li  farà rincontrare e mattia decide di tornare in italia su invito di alice i due amici passano un pomeriggio insieme durante il quale la ragazza lo bacia, scoprendo così di essere ancora innamorata di lui. Nonostante ciò non riescono a superare la  solitudine che li separa, e Mattia ripartirà senza aver trovato una soluzione alla relazione con Alice.

lunedì 12 marzo 2012

recensione " il giorno della civetta" di Leonardo Sciascia

Riassunto girono della civetta
Il racconto parte dall' assasinio di Salvatore un socio di una piccola azienda mentre sale sulla corriera per palermo quando arrivano i polizziotti tutti i passeggari se ne vanno e quando l'autista e  il bigliettaio vengono intterrogati dicono che non si ricordavano se era a bordo, an che un venditore ambulante viene interrogato ma dice che non a sentito nulla nemmeno lo sparo; ma dice di ricordare all'incrocio  tra via Cavour e piazza Garibaldi, tra le sei e le sei e trenta, sono venuti due lampi di fuoco. l'indagine viene affidata a Bellodi un ex partigiano destinato alla carriera di avvocato ma rimasto in servizio in nome di alti ideali. Non permette che questa indagine venga lasciata perdere per l'omertà di questa gente e eallora viene a sapere di  quanto la politica e  mafia siano legate. Intanto in un Caffè di Roma, un ricco possidente chiede ad un onorevole di far trasferire Bellodi. Bellodi intanto interroga un confidente, noto per i doppi giochi con la mafia, un certo Calogero Dibella detto Parrinieddu e ricava una pista che si rivela falsa, ma in compenso riesce a sapere il nome di Santo Pizzuco che si rivela utile. Il nome del presunto assasino, un certo Diego Marchica detto Zicchinetta, viene dato a Bellodi dalla moglie di Paolo Nicolosi,scomparso e certamente ucciso per aver riconosciuto l'assassino.Bellodi scopre nel fascicolo investigativo di Marchica, che è un noto sicario, una fotografia  insieme  a don Calogero Guicciardo e all'onorevole Livigni. Nel frattempo Parrineddu viene assassinato e Bellodi  riesce ad arrestare Marchica, Pizzuco e il padrino don Mariano Arena li interroga ma non ne usce nulla di relevante.i giornali parlano molto di questo fatto ma nella discussione che avverrà in parlamento che la mafia esiste solamente "nella fantasia dei socialcomunisti". Bellodi, che intanto è a parma per un vacanza obbligata , legge sui giornali, inviati da un suo amico brigadiere della Sicilia, che le prove sono state confutate grazie ad un alibi di ferro costruito da rispettosissimi personaggi per il Marchica. dall' accusa di assasinio da parte della mafia si passa a delitto passionale e cosi ancora una volta questa societa si salva.Per strada incontrano Livia amica di Besciamelli e dopo una chiacchierata Livia convince Bellodi e il suo amico di andare con lei che andavano a mangiare e bere con delle amiche di Livia. Finita la serata Bellodi ritorna a casa, e durante il tragitto tra casa di Livia e la sua , pensava “Al diavolo la Sicilia; al diavolo tutto” e poi pensava che ci ritornerà in Sicilia e urlando disse “Mi ci romperò la testa”.
Questo libro mi è piaciuto perchè l'autore ha messo in risalto la situazione che c'è in sicilia e il fatto che finchè il nostro paese è amministrato da gente corrotta la mafia avrà sempre la meglio.
Ballarini Camilla.

argomenti da Repubblica@scuola

So che c'è in voi il desiderio nascosto(MOLTO nascosto) di scrivere sugli argomenti del mese,e ve li propongo:

Sei in: Repubblica@Scuola Studente reporter
CORPO E LINEA
La vita con il corpo
Racconta una storia
Una ballerina della Scala denuncia che il teatro incita all’anoressia. Tutti riceviamo condizionamenti che incidono sul rapporto con il nostro corpo. Scrivi una storia per narrare la natura di questi condizionamentidi PAOLO ZONCA
MILANO - Aveva denunciato, prima nel libro La verità, vi prego, sulla danza scritto nel 2010, poi in un’intervista al quotidiano inglese Observer, i problemi legati ai disturbi alimentari - anoressia e bulimia - nel mondo del balletto, in particolare tra le ragazze, senza risparmiare critiche alla Scala, dove ha frequentato la scuola entrando poi nel Corpo di ballo e diventando solista.
Ora arriva il drastico provvedimento: il teatro milanese ha licenziato Mariafrancesca Garritano, 33 annni, calabrese arrivata a Milano a 16 anni per inseguire il suo sogno. Decisione necessaria, si legge in una laconica nota della Scala, in seguito alle interviste e dichiarazioni pubbliche da lei rilasciate ripetutamente in un ampio arco di tempo, nelle quali si è concretizzata una lesione dell’ immagine del teatro e della sua scuola di ballo, nonché la violazione dei doveri fondamentali che legano un dipendente al suo datore di lavoro, facendo venir meno il necessario rapporto fiduciario cheè alla base di tale legame».
Si tratta di giusta causa, insomma. La Garritano, che dice di aver saputo dieci giorni fa del licenziamento, annuncia che la questione «è in mano ai suoi avvocati» e c’è da scommettere che farà ricorso contro il provvedimento. Questa l’ ufficialità, anche se dal teatro trapela di più. Nel libro la Garritano era molto chiara nel mettere sotto accusa la Scala di una quindicina di anni fa, quando frequentava la scuola di ballo e (raccontava), l’istruttore la chiamava “mozzarella”, la costringeva a mangiare solo mele e yogurt e a scendere a 43 chili di peso.
Nelle interviste più recenti, invece, le sue denunce sono meno circostanziate e, dunque, colpiscono la Scala in modo generico. Anche quella attuale. Oltretutto, si fa notare, non risponde a realtà che una ballerina su cinque sia anoressica e che sette su dieci non abbiano le mestruazioni per colpa delle diete punitive. Tanto è vero che negli ultimi mesi ben nove danzatrici sono entrate in maternità o hanno avuto bambini felicemente.
La ballerina licenziata risponde alle domande solo per mail. «Le mie parole non sono state capite e sono amareggiata, perché le mie intenzioni non hanno mai avuto intenti scandalistici» sostiene «Ho sempre parlato di un fenomeno diffuso nella danza in generale». È pentita delle sue “sparate” o è pronta a ribadire tutto? «Io penso che il problema dei disturbi alimentari sia da tenere in considerazione perché ha mille sfaccettature, bisogna informare e prendere coscienza di questo in tutti gli ambiti dove può essere un fenomeno diffuso. Proprio perché è una delle principali cause di morte tra le adolescenti dai 12 ai 25 anni, dopo gli incidenti stradali».
Intanto la reazione tra i colleghi è piuttosto tiepida. I delegati di Uil e Cisl annunciano che nei prossimi giorni invieranno una lettera al teatro per protestare conto un «provvedimento eccessivo», ma l’impressione è che nemmeno i sindacati siano disposti a difenderla. Su Facebook un gruppo di sostenitori ha creato un gruppo per esprimere solidarietà. Ma, da qualcuno del corpo di ballo, parte un siluro: «se la sarà presa con le anoressiche perché lei, invece, è un po’ più in carne».
Un futuro senza frontiere, scrivi una storia e vinci
Giovani inventori
la fabbrica in camera
Dalla cultura digitale sta nascendo una nuova generazione di creativi. E tu cosa sogni di inventare? Uno sparacaramelle o un pillola per diventare immortali (almeno per un po’)? Scrivi una storiadi RICCARDO LUNA
LA NUOVA rivoluzione industriale che bussa alle porte dell’Italia si è annunciata con un colpo di cannone. Dentro la Casa Bianca, accanto allo Studio Ovale del Presidente. È accaduto qualche giorno fa. Barack Obama aveva invitato i giovani talenti che avevano vinto gare scientifiche di ogni tipo. Tra questi un ragazzino di 14 anni, Joey Hudy, occhialoni grossi da miope a incorniciare un viso minuto. Joey viene da Phoenix, Arizona, ed è un “maker”, ovvero uno che costruisce oggetti: anzi li immagina, li progetta, li realizza e li vende. Tutto da solo. La sua fabbrica è la sua cameretta. Alla Casa Bianca Joey aveva portato un cannone. Anzi un extreme marshmallow cannon: insomma, uno spara-caramelle. Il presidente quando ha visto questo oggetto lungo e sbilenco dapprima ha sorriso, poi ha voluto provarlo: era la prima volta che qualcuno sparava dentro la Casa Bianca, ha detto, non era sicuro che i servizi segreti avrebbero gradito la cosa. Joey ha caricato. Ha sparato. Tunf. Il marshmallow ha attraversato il salone senza fare danni seguito da decine di occhi. E mentre il Presidente rideva, il ragazzino gli ha dato il suo biglietto da visita: sotto il nome di Joey Hudy, Obama più tardi avrebbe letto una bella frase, una frase che dice quasi tutto di questa generazione che punta a cambiare per sempre il concetto di fabbrica, di lavoro, di mercato. “Do not be bored, do something”, cioé smettetela di annoiarvi, fate qualcosa. Anzi, costruitela questa cosa, oggi si può.
Dicono che questa dei “maker” sarà la nuova rivoluzione industriale. Il primo a intuirlo è stato il direttore del magazine Wired, Chris Anderson, che nel 2010 intitolò un suo saggio, “Gli atomi sono i nuovi bits”: prendeva spunto dal nome di un laboratorio aperto al Mit di Boston qualche anno prima da Neil Gershenfeld, “Center for bits and atoms”, luogo dove produrre quasi-qualsiasi-cosa. “La cultura digitale dopo aver rivoluzionato il mondo dei bit e quindi l’editoria, la musica e i video attraverso Internet, ora sta per trasformare il mondo degli atomi, quindi degli oggetti fisici”, avvertì Anderson che è a sua volta un “maker”, nel senso che ha avviato con molto successo la produzione di droni fatti in casa e la sua neonata azienda di 16 persone fattura tre milioni di dollari l’anno vendendo kit per aeromodellini con videocamera incorporata. Come nella prima rivoluzione industriale fu una macchina, la macchina a vapore, a innescare un cambiamento epocale, anche in questo caso c’è di mezzo una macchina: è la stampante 3D, in pratica è una macchina che “stampa” oggetti come stamperebbe un foglio. Non si tratta di una cosa nuova in assoluto, sono trent’anni che strumenti simili si usano in fabbrica. Ma tutto è cambiato quando nel 2009, in un ex birreria di Brooklyn, Bre Prettis, 38 anni, hacker con la passione dei robot, ne ha realizzata una da circa mille dollari. Invece di 100 e passa mila. La nascita della mitica Maker-Bot è stato come il passaggio, negli anni Settanta, dai computer che occupavano una intera stanza e costavano come un carrarmato, al pc da tavolo e per tutti: l’inizio di una rivoluzione, appunto. Quello della fabbrica personale.
In questi tre anni con le stampanti 3D è stato stampato ogni cosa. C’è un architetto italiano, Enrico Dini, che stampa addirittura case o barriere coralline artificiali per emiri arabi. E c’è chi ha stampato copie di presidenti. È accaduto qualche giorno fa, a Washington: lo Smithsonian, che è il più grande museo del mondo, ha annunciato di aver stampato una replica della famosa statua di Thomas Jefferson a Monticello. Lo scopo? Replicare velocemente l’intera collezione del museo (137 milioni di pezzi) per farne delle mostre itineranti. Ma l’oggetto che ha fatto più scalpore è stato un violino, prodotto un anno fa da una società tedesca. The Economist gridò al miracolo mettendolo in copertina con il titolo “Stampami uno Stradivari”: oltre lo stupore per l’oggetto in sé, c’era l’intuizione di un ribaltamento di prospettiva: “La rivoluzione industriale inventò la produzione di massa e l’economia di scala; ora invece le stampanti 3D consentono a chiunque di produrre un singolo oggetto a costi bassissimi”. Cosa comporta questo per il futuro lo ha spiegato meglio di tutti lo scrittore canadese Cory Doctorow in un profetico romanzo del 2009, intitolato appunto Makers: “I giorni di società chiamate General Electric, General Mills, General Motors sono contati. Ci sono miliardi di opportunità imprenditoriali a disposizione delle persone creative e brillanti”.
Il futuro, secondo Doctorow, è quindi di società come Local Motors: nata a sud di Boston ha progettato e realizzato un auto da corsa con il contributo creativo di migliaia di appassionati. “La Rally Fighter è passata dal progetto al mercato in 18 mesi, il tempo che ai colossi dell’auto a Detroit serve per cambiare le decorazioni di una portiera”, ironizza in proposito Anderson. Questa rivoluzione industriale ha molto della cultura fai-da-te degli americani ma con un cuore, anzi un cervello italiano. Non si tratta più infatti soltanto di stampare o tagliare oggetti, ma di renderli intelligenti. E interconnessi. Per fargli fare delle cose. A questo pensa Arduino. Ha un nome da re ma non è una persona, è un microcomputer da 20 euro che ha conquistato il mondo (ce ne sono in giro 400mila ufficiali, con il profilo dell’Italia stampato sul circuito elettronico, più almeno altrettanti clonati in Cina). Lo ha creato nel 2005 un giovane ingegnere ribelle, Massimo Banzi, 42 anni, mentre faceva un corso di interaction design agli studenti della scuola di Ivrea. A cosa serve Arduino? Banalizzando, a far compiere un’azione ad un oggetto: per esempio a farti ricevere un sms quando la tua pianta ha bisogno di acqua. E a moltissime altre cose più importanti. Tutte quelle che puoi immaginare. “Arduino è una piattaforma per il futuro”, sintetizza Banzi che all’estero è una vera star, uno dei leader della rivoluzione in corso. Arduino è un progetto aperto, così come la MakerBot, i droni di Anderson, l’auto da corsa di Boston e come tutto quello che fanno i “maker”. Vuol dire che sono stati progettati collettivamente, usando la rete, e non hanno copyright.
Questo è un aspetto cruciale adesso che decine di venture capital si avvicinano a un settore dove intravedono possibilità di guadagno. Adafruit per esempio, è una startup nata in un loft del quartiere di Wall Street e diventata famosa con degli oggetti intelligenti realizzati riciclando le scatole metalliche per mentine Altoid: l’anno scorso ha venduto kit per 5 milioni di dollari. Ma come investire in un’azienda che non brevetta nulla e che anzi, si vanta di condividere tutto? Bre Pettis, che per MakerBot impega 82 persone e ha venduto kit per stampanti 3D fai-da-te per 10 milioni di dollari, avverte: “Chi non condivide i propri progetti, sbaglia”. Punto. È anche questa la cultura digitale a cui faceva riferimento Anderson nel suo saggio: la condivisione e la partecipazione applicata alla produzione di oggetti. E se vi sembra una cultura di nicchia, sappiate che sta dilagando. Alle Maker Faire cinque anni fa andavano poche migliaia di persone: ora sono centinaia di migliaia, gli sponsor sono Microsoft, Pepsi Cola e Ford, e da tre anni una edizione molto spettacolare si svolge in Africa. Mentre i FabLab, lanciati dal Mit per replicare laboratori dove produrre facilmente oggetti, sono arrivati in tutto il mondo, persino in Afghanistan e CostaRica. In Italia ne è appena aperto uno, a Torino, si chiama Officine Arduino ed è nato sulla scorta di un FabLab sperimentale varato in occasione degli eventi per celebrazioni dei 150 anni. Nessuno sapeva dire bene cosa fosse quel posto lì, ma c’era tutti i giorni la fila. Le persone facevano cose. I “maker” stanno arrivando.
(08.03.12 | R2 | pag. 49)

sabato 10 marzo 2012

bando di concorso -uomini e donne

Il concorso

Destinatari del Concorso
Il Concorso è rivolto a:
- gruppi di studenti o intere classi, coordinati da un docente, delle scuole secondarie di secondo grado di tutto il territorio nazionale
- singoli studenti delle scuole secondarie di secondo grado di tutto il territorio nazionale
per lavori sul tema “Uomo e donna: come è cambiato nel tempo il rapporto tra i generi”.
I concorrenti potranno liberamente scegliere le forme e i mezzi di comunicazione, nonché l’ambito temporale che ritengono più vicino ai loro interessi e dare sinteticamente ragione delle loro scelte.
Finalità del Concorso
Lo scopo del Concorso è quello di educare gli studenti alla conoscenza e all’approfondimento della storia contemporanea attraverso fonti scritte e orali del proprio ambito di riferimento. I partecipanti sono incoraggiati a ricercare materiale non solo lavorando in archivi e biblioteche, ma anche utilizzando quotidiani e incontrando e intervistando persone con un’esperienza attinente al tema del Concorso. Ai concorrenti è richiesto di specificare il metodo di lavoro e le fonti di riferimento utilizzate.
Caratteristiche dei lavori candidati
I lavori potranno essere sviluppati come testi, ipertesti, video e dovranno essere spediti via posta (vedi punto 4) esclusivamente in formato digitale (su CD o DVD). Nel caso in cui non fosse possibile inviare un unico file, è necessario indicare l’ordine di lettura dei file inviati.
I lavori presentati da singoli studenti non dovranno superare le 15.000 battute spazi inclusi se in formato testuale e i 15 minuti di durata se in formato video.
I lavori presentati da gruppi di studenti o da classi non dovranno superare le 40.000 battute spazi inclusi se in formato testuale (allegati esclusi) e i 20 minuti di durata se in formato video.
I progetti realizzati in formato video dovranno avere le seguenti caratteristiche tecniche:
Estensione .flv
Dimensione file max 150 Mb
Formato 4:3
Bitrate 500 Kbps
Procedura di partecipazione
I gruppi di studenti o le classi che intendono partecipare al Concorso dovranno compilare on line sul sito della Fondazione per la Scuola il modulo di candidatura e, una volta sottoscritto dal legale rappresentante dell’istituzione scolastica, dovranno spedirlo per posta alla Fondazione unitamente al lavoro e alla ricevuta di avvenuta iscrizione on line. Il mancato invio di detta documentazione comporterà l’esclusione dal Concorso.
Gli studenti che intendono partecipare al Concorso dovranno compilare on line sul sito della Fondazione per la Scuola il modulo di candidatura e, una volta sottoscritto, dovranno spedirlo per posta alla Fondazione unitamente al lavoro e alla ricevuta di avvenuta iscrizione on line. Il mancato invio di detta documentazione comporterà l’esclusione dal Concorso.
I lavori, i moduli di candidatura e le ricevute di iscrizione on line dovranno pervenire alla Fondazione per la Scuola – Concorso Eustory – Piazza Bernini, 5 – 10138 Torino entro il 31 marzo 2012. Per la scadenza farà fede il timbro postale. I materiali inviati non saranno restituiti.
Esito del Concorso
Entro il 28 maggio 2012 la Giuria valuterà i lavori ed elaborerà una graduatoria di merito con la proclamazione dei vincitori. L’esito del Concorso sarà comunicato attraverso il sito della Fondazione per la Scuola.
Premi
La Fondazione assegnerà un premio da € 10.000 alla scuola d’appartenenza del gruppo di studenti o della classe che si classificheranno al primo posto e due premi da € 5.000 alle scuole di appartenenza dei gruppi di studenti o delle classi che si classificheranno al secondo e terzo posto. Il premio dovrà essere utilizzato necessariamente per l’acquisto di materiale didattico e attrezzature.
La Fondazione assegnerà ai dieci studenti vincitori un premio costituito da prodotti culturali (libri, DVD, CD) per un valore di € 300 ciascuno.
Inoltre, gli studenti dei gruppi o delle classi che avranno vinto il primo, secondo e terzo premio e i venti studenti singoli premiati potranno partecipare alla selezione per prendere parte a una edizione delle Youth Academies organizzate dalla Fondazione Körber in diverse città europee. In queste occasioni, studenti provenienti dai paesi della rete Eustory lavorano insieme per una settimana su un tema di particolare rilevanza storica. Il programma alterna momenti di lavoro in aula e momenti di socializzazione, in cui si effettuano visite ed escursioni. Per poter partecipare è richiesta la conoscenza della lingua inglese e un contributo di 100 euro.
I lavori premiati saranno inoltre pubblicati sul sito della Fondazione per la Scuola.
Diffusione delle informazioni
Il presente bando, il relativo modulo per presentare la candidatura e tutte le eventuali comunicazioni ai partecipanti sono diffusi attraverso il sito della Fondazione (www.fondazionescuola.it). Eventuali richieste di informazioni possono essere trasmesse all’indirizzo di posta elettronica concorsoeustory@fondazionescuola.it, segnalando, qualora opportuno, un recapito telefonico a cui essere contattati.
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• Bando IX edizione
• Locandina concorso

Musica-Madrigale-Petrarchismo e Petrarca

Questa forma musicale in realtà né indica due diverse e fiorite anche in due epoche diverse; e cioè abbiamo il “Madrigale” come forma della “Ars Nova“ nel 1300, quindi nel periodo nel quale si avvertiva la fine del Medio Evo, e nel quale si sviluppavano forme musicali nuove (l’“Ars Nova”, appunto), che possedevano un carattere non sacro, ma laico, cosiddetto “profano“; l’“Ars Nova” si sviluppava in Francia e possedeva un repertorio polifonico assai vario; tramite gli stretti rapporti Franco–Italiani che esistevano per il fatto che la Sede del Papato era in Avignone, giunse facilmente nel Nord-Italia. L’“Ars Nova” italiana non era religiosa, come quella francese, ma praticava il “Madrigale laico”, a due o a tre voci, e anche la “Ballata”. Diciamo, allora che il “Madrigale del’300”, è la prima forma di musica non sacra, non religiosa italiana, eseguito nelle case private e ascoltato e praticato dai giovani all’aria aperta o appunto nelle case signorili, alla presenza di un gruppo di amici. Gli argomenti erano quelli dell’amore cortese, rivolto quindi all’intrattenimento di una ristretta cerchia di persone, ma vi erano anche temi di carattere bucolico; era costituito sul modello metrico della ballata o anche dello strambotto: la musica era per due voci o la melodia delle strofe era differente dal ritornello. L’origine della parola “Madrigale” potrebbe essere “Matricalis” cioè “nella lingua materna” e quindi voleva dire che era scritto in una lingua “volgare” e non religiosa; altri invece fanno risalire il termine a “Mandrialis” perché in molti componimenti prevale l’aspetto Pastorale-amoroso, (mentre in altri esclusivamente quello erotico). La forma metrica del Madrigale del 300 era fatta di due terzine settenari (oppure di endecasillabi), che venivano chiusi da un verso che costituiva il ritornello, ripetuto da una terzina e l’altra; uno schema Bipartito AB, sostanzialmente, con diverse stanze fatto di terzine e ritornello. Tutti i Madrigali erano a due voci o anche a tre voci, e, seguendo la tradizione medioevale, una voce era melodicamente preminente, (Superior) movendosi con maggiore libertà di ornamenti melodici, mentre la voce inferiore era solo di appoggio, di complemento (inferior). Grandi compositori di Madrigali nel 300 furono Francesco Landini di Firenze, cieco dalla nascita, e Iacopo da Bologna. Il Madrigale poi decadde, soppiantato da un prodotto più nazionale quale fu la “Trottola” forma più semplice e a quattro voci, con strumenti di accompagnamento quali il Liuto rinascimentale. Nel 1500 rinasce il Madrigale e abbiamo la seconda forma di cui dicevamo all’inizio del nostro discorso; rinasce con la stessa aulicità di quello del trecento, a livello di testi e di musica, ma i caratteri sono nettamente diversi; il Madrigale del 1500 è metricamente libero, formato da una sola Stanza, di sei o dodici versi ci sono quattro voci non è più un componimento a strofe, (è, appunto, astrofico ) e vi prevale il verso endecasillabo e più raramente il settenario o il quinario, con una aderenza maggiore della musica al significato della parola. Nel 1550, da quattro voci, il madrigale passa a cinque voci cade la voce superiore. Quindi nel periodo del ‘500-‘600 prevale il madrigale anche grazie alla diffusione del Petrarchismo (fenomeno internazionale di imitazione della poetica di Francesco Petrarca), nasce anche il termine “madrigalismo” ovvero quando un testo musicale è strettamente aderente al testo poetico, non solo dal punto di vista musicale, ma anche da quello grafico (può essere definita infatti una musica visiva); ovvero, non è solo la musica che esprime emotivamente i contenuti del testo, ma è lo stesso andamento delle note che richiama alcuni concetti. La varietà metrica del testo inoltre stimola il musicista a nuove soluzioni musicali, verificando le capacità espressive; ha quindi capacità illustrativa. È presente quindi un netto distacco con il madrigale del '300. Per Petrarca la musica era molto importante, egli stesso inviava ad amici "cantori" non solo i testi concepiti nelle forme "per musica" (madrigale e ballata), ma anche quelli dei suoi sonetti, perchè venissero "vestiti", cioè musicati, o meglio eseguiti accompagnandoli ad una melodia. Oltre a coltivare la musica, Petrarca ne considera anche aspetti teorici quali il ruolo e gli effetti. Infatti in una delle lettere familiari (libro XIII, 8) scrive: "Canti, suoni, armonia di corde e liuti, ond'io già provai tanta dolcezza, che s’è parea rapirmi fuor di me stesso, qui (in Valchiusa) non avvien che si sentano". Anche in Rime, Prose, Epistole celebra gli effetti potenti e vari della musica sull'anima: gioia, sollievo dalle cure, elevazione, ma anche vana allegrezza e scarsa devozione. Dunque Petrarca nella sua vita coltivò un costante rapporto con la musica e vi si avvicinò con un diverso tipo di approccio rispetto a Dante Alighieri, una differenza questa che rispecchia il mutare dei tempi, il passaggio cioè dal Medioevo all'Umanesimo. Rispetto a Dante la considerazione della musica in Petrarca perde, infatti, ogni connotazione "metafisica" e ogni caratteristica di armonia universale. La musica che interessa a Petrarca sta già subendo quel processo di laicizzazione ed umanizzazione che coinvolge tutta la cultura dell'epoca nel passaggio dal mondo teocentrico medievale a quello umanistico, antropocentrico. Se la musica si vede "negato" l'universo, essa viene però maggiormente a contatto con l'intimo, con l'"io.